lunedì 6 agosto 2018

Quell’odore di carne putrefatta.


Avvertenza preliminare:
Questo blog e i documenti  testuali che l’accompagneranno vogliono avere solo un carattere di studio e approfondimento di un fenomeno planetario della nostra età: Il Pansessualismo e l’onnipresente dimensione pornografica, non tanto sdoganata, quanto esibita e capillarmente diffusa a tutti i livelli. Tuttavia, se ci sono persone che non si sentono in grado di affrontare questa problematica, chiediamo loro scusa e le invitiamo a lascaire il blog. Per chi, invece, non si dà per vinto a chiudere la partita con il dilagare dello sterco pornografico e comprende che i semplici anatemi e divieti assoluti non frenano il fenomeno e non dissuadono la stragrande maggioranza degli utenti, si unisca a noi e diffonda sia questo blog che il suo gemello antifrantisco di prossima apertura. (F.B.)




Era da molto tempo che desideravo aprire un blog tematico sulla pornografia e il pansessualismo. Come in ogni opera d’ingegno la partenza e l’arrivo sono i momenti più delicati, e, pertanto, non riuscivo a trovare un ubi consistam. Il numero di luglio 2018 del mensile “Millennium FQ” del Fatto Quotidiano mi ha liberato dal mio blocco creativo, fornendomi una prima provvisoria cornice entro la quale collocare il mio progetto.
La prospettiva sposata dal team del Fatto su pornografia e affini è ben chiara e non è la medesima di chi scrive. Nondimeno, gli stimoli tematici, macrotematici e di approfondimento ci sono in abbondanza.
I La pornocrazia è fenomeno ineluttabile?
Da una prima lettura currenti calamo dello speciale sorge subito un interrogativo: il porno di massa in tutti i suoi aspetti si potrà arrestare per contrasto culturalmente bellico o per auto-esaurimento proprio? Siamo destinati ad vivere in un mondo di carne putrefatta, esibita, “mangiata” e sputata oppure l’orizzonte futuro ci riserverà sorprese inattese?
I.1 Erotismo e pornografia
Un settore che occorre indagare e sul quale lo speciale di cui sopra solo in parte e in modo insufficiente si sofferma è il rapporto tra erotismo e produzione erotica e la pornografia contemporanea. In altre parole, in che relazione stanno la tradizione letteraria erotica antica e moderna e le attuali e poliedriche forme di pornografia pansessualistica?
L’arte di De Sade o Nabokov possono considerarsi forme di pornografia ante litteram?1. Lo stesso problema si potrebbe avere per tanti altri autori. Ecco il primo spazio tematico riempito.
I.2 Pornografia e dimensione spirituale:
Il porno è a-morale, immorale o post-morale?
Un punto chiave di ogni manifestazione pornografica o più latamente di liberazione sessuale è la pretesa di emancipare il soggetto da “vincoli”, “lacci” ,“tabù” ancestrali mitico-sacrali e religiosi. Ma mentre la prima ondata di pornofili (anni 60-90 del XX secolo) connotava questa liberazione in termini fortemente ideologici e rivoluzionari; i pornofili dell’era digitale, appiattiti sul nichilismo imperante, non si pongono più il problema del sed contra. Per costoro, a prescindere dall’età anagrafica, la dimensione religiosa tradizionale sia rivelata sia naturale è un ricordo sbiadito. La metamorfosi reificante è praticamente ultimata e il solo scopo è quello dell’Orgasmo Perpetuo e Permanente. Dato, questo, fondamentale perché di fronte ad una tal massa imponente di fruitori del porno i vecchi anatemi di tipo etico-religioso non hanno alcun effetto, come certi tipi di antibiotici nei confronti di batteri e virus ultra resistenti. Ecco il secondo spazio tematico riempito.
I.3 Pornografia e dimensione etico-politica: E’ peggio una mazzetta o un pompino?
I sostenitori del porno sia di ieri che di oggi sono unanimi nel ritenere che “non fanno niente di male” e che sono peggio i “politici che rubano e opprimono i popoli”. Un refrain usurato, ma che ancora fa presa presso molti. Esistono legami tra grandi centri di Potere Occulto ed erotizzazione di massa, la quale passa anche ma non solo dalla pornocrazia esibita, bensì si nutre del turpiloquio allusivo e onnipresente, delle mode indecenti che colpiscono tutte le categorie di persone, in primis bambini e adolescenti? Domanda retorica alla quale- come molti hanno già fatto in modo mirabile, ma improduttivo- si può rispondere, sciorinando dati di tipo massonologico e cospirazionistico, ma ciò che bisogna realmente adottare, invece, è una prospettiva di “analisi per il recupero”. Piangere su Troia in fiamme non serve a nulla. Ed anche qui l’azione “politica” nel senso più alto e nobile del termine non può passare esclusivamente come pressione di lobbyng sui partiti e centri di potere. L’Inimica Vis occupa ormai i gangli più importanti di istituzioni a carattere religioso come la Chiesa cattolica nella sua pars umana o ciò che resta delle septae protestanti di tipo liberal-progressista, per non parlare dello pseudo-ebraismo sionista e “carnale”, sempre al guinzaglio del mangifuoco liberale. Quindi, sperare clericalisticamente che o “i partiti vecchi” o i “vecchi chierici del potere” siano essi laici o ecclesiastici si occupino di bonificare il terreno dal cancro pansessualista è una pia quanto infantile illusione. Occorre servirsi di tutto e di tutti, ma in un quadro di progetto chiaro e sodalitias granitica. Ecco il terzo spazio tematico riempito.
I.4 Vari ed eventuali: la pornografia e l’Imponderabile.
Per completare il quadro, non va omessa una sezione in fieri. E ciò perché la grande macchina da guerra pornografica, funzionale alla post-umanizzazione e schiavizzazione delle masse varia e varierà a seconda non soltanto di cause derivate di tipo tecnologico, ma di elementi di primo piano di stampo antropologico-scientifico e distopico-escatologico. Dove ci condurrà la Storia? E quale ruolo i grandi centri di Potere vorranno far giocare alla pedina porno in questo macro-scacchiere? Ecco la ragione profonda di un monitoraggio costante e di una vigilanza serenamente militante.


II “Nessuno ne parla. Tutti lo fanno”. L’editoriale di Peter Gomez.
Passo brevemente ad osservare alcuni punti dell’articolo di apertura di Peter Gomez2.
II.1 La vera oscenità sta nel “vendersi anima e cervello”.
Gomez titola: “Nessuno ne parla. Tutti lo fanno”. Primo, scontato escamotage già messo in atto nel titolo. Dott. Gomez ma non sarà un po’ troppo pretenzioso quel “tutti lo fanno”? Neppure le statistiche che provengono dalle vostre inchieste permettono un tale debordante ottimismo pornocratico. Ma si sa che la maggior parte dei lettori, soprattutto quando si tratta di argomenti come la pornografia, si fermano e leggere titoli e poco più. Sono le immagini che contano. Eh Gomez questo eskimo è rimasto in redazione! Magari in versione ammodernata e fallocratica.
Il testo si suddivide visivamente in tre colonne, coprendo tutta pagina 5 dello speciale.
Nella prima da sinistra Gomez ripete i clichés anzidetti3, arrivando a sostenere che la produzione pornografica in tutte le sue varianti sia oppio dei popoli, arma di distrazione (e distruzione, morale e fisica) di massa, farmaco venefico «per isolarsi da una realtà, quella sì, squallidamente pornografica»4.
II.2 Inchieste, statistiche e vecchi giudizi
Nella sezione centrale dell’articolo Gomez espone un po’ di dati, in mondo non molto chiaro, di ciò che il lettore paziente e perseverante troverà all’interno dello speciale. Solite suonate sulla diffusione del porno presso le donne, ma pure presso adolescenti e –orribile dictu- bambini sotto i dieci anni con tanto di dati da Telefono azzurro che ormai da decenni fa il becchino della fu innocenza dei nostri pargoli5.
II.3 L’ipocrisia, il desiderio, l’eccitazione e..il raspone.
Di Gomez e della sua coerenza.
Ma solo nella terza colonna Gomez sgancia la bomba. Il testo va riportato, perché emblematico della forma mentis pornofilica attuale. Ecco la deflagrazione: «C’è, invece, l’umana ipocrisia che spinge a non voler dibattere di desiderio, eccitazione, di ciò che accade dentro ciascuno di noi». Non lanciamoci in rilievi di tipo morale o in considerazioni etico-sociali. Rimaniamo nella  weltanschauung di Gomez e dei suoi simili. E allora mister Gomez come la mettiamo? Nel primo blocco testuale definisce la pornografia capillare un oppio dei popoli per poterli ammansire. Concordo. E nel terzo blocco si contraddice, sostenendo indirettamente il milieu pornografico quale locus indispensabile per affrontare temi come desiderio, sessualità o simili. Delle due, una. O la pornografia è una “cattiva medicina”, come dice lei, per renderci schiavi dell’ingiustizia; oppure è un lampada di wood per poter scrutare la scriptio inferior del nostro io.
Pleonastiche le considerazioni successive, con l’evocazione di “campioni” del porno nostrano da Siffredi alla Nappi o il solito moralismo libertino anti-censura con i fritti e rifritti luoghi comuni sul porno quale grimaldello della liberazione della donna. Fino alla ridicola strombazzata sul “cambio epocale di paradigmi” dall’oscurantismo censorio, abbattutosi su Pasolini e Malaparte alla leggiadria di un porno di massa, consumato miseramente davanti al freddo schermo di un pc, o alla compulsività monadistica di sexting anomistico.
E la chiusa suggella la banalità del già detto e visto dell’intera sezione di testo: «Perché, anche se solo a parole, il tabù sul nostro lato oscuro resta. Per questo, nelle prossime pagine, tenteremo laicamente d’infrangerlo».
Il Rieccolo è tornato. E non si tratta di Montanelli che parla di Fanfani o di Travaglio che parla di Renzi. E’ lui, il Nominatissimo messer Tabù, pronto ad uscire dal cilidro dei soliti ben informati. Qui, per di più, condito con “un lato oscuro” d’ordinanza  e un “laicamente” che fa sempre “figata à la page”.
Un consiglio? Mister Gomez esca dal lato oscuro e dall’«ansimare e [dal]l’imprecare animalesco degli amanti»6 e prenda una boccata d’aria fresca. Se non sbaglio, si chiama Realtà.
Buona navigazione a tutti.

Francesco Baldini

Note:

[1]:  Un piccolo chiarimento. Molti letterati e artistici hanno composto opere d’ingegno con parti o stilemi che potremmo definire prudenzialmente “pornografici”. Ciò che non hanno fatto è produrre “pornografia” nel senso recente del termine. Neppure la filmografia pasoliniana che possiede punte di abbrutimento erotomane, non scade quasi mai nella pornografia trita e alinenante
[2]: P. Gomez, Nessuno ne parla. Tutti lo fanno, in «Millennium FQ»,a.II, n 14 (luglio 2018), p.5
[3]: Cfr: supra  I.3
[4]: P. Gomez, Nessuno ne parla…cit., p.5a
[5]: E qui si apre il vaso di Pandora per cui la pornografia capillare e le mode indecenti hanno ormai generato nellinfanzia post-Z generation (nati dal 2004 al 2012) un campionario di atteggiamenti lascivi e pseudo-sensuali che hanno presso i manovratori occulti lo scopo finale di sdoganare la pedofilia e in pari tempo la pedopornografia
[6]: P. Gomez, Nessuno ne parla…cit., p.5°

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